le tecniche

Da parecchi anni lavoro le tele con i colori acrilici; ma a lungo ho usato il pastello, anche su dimensioni abbastanza grandi. E sempre ho disegnato: a matita, a carbone, a sanguigna. Ho anche stampato molte litografie a colori.

 

L'acrilico

Dagli anni '70 sulla tela lavoro soprattutto ad acrilico (a base di acqua), piuttosto che a olio. 
Mi è congeniale per l'essicazione più veloce:  una vernice finale dona brillantezza al dipinto con effetto simile a quello dell'olio. 
Lo uso quasi sempre puro con larghe stesure a spatola; a volte intervengo con velature diluendo il colore col medium.

Il pastello

Fin dagli anni '50 ho amato la tecnica del pastello, in modo viscerale. 
In una gamma stupefacente, i piccoli gessetti cretosi marca Rembrandt o Semmelier sono un vero miracolo, nella loro freschezza e immediatezza di stesura. Nonostante la fragilità (ne ho ereditato una cassetta dell'Ottocento) scorrono, sobbalzano, si interrompono sul foglio quasi sempre un po' rugoso o irregolare di carta Canson o Provence. 
Li fisso con una soluzione che preparo con la formula insegnata dal mio maestro Carpi. 
Ne ho fatti di grandissimi, piccolissimi, ultimamente di formato A3. Fiori, nature, cascate, ma soprattutto paesaggi, a volte a tutta pagina o con grandi spazi vuoti, in una composizione più astratta.

 

Il disegno

I miei sketchbooks sono zeppi di appunti presi dal vero: dal treno, dall'auto, in un campo, su un pendio di montagna, sulle rocce, tra bagnanti sdraiati al sole, dalla Provenza all'Oltrepò, dal Tirolo a Londra ...
L'approccio alla natura con una matita o un pezzo di carboncino è assolutamente vitale per me. Ho indagato dal 1958 ad oggi sui rami nodosi dei carpini del roccolo; ho disegnato decine di autoritratti scavando il mio volto impietosamente. 
Una curva, una linea spezzata del paesaggio che mi emoziona si ritrova nei miei disegni, premessa al passaggio successivo (il pastello) e infine al quadro. 
Il disegno è una magia, irrinunciabile.

 

La litografia

È una stampa piana, che una volta si realizzava con la pietra litografica ma oggi su lastre di zinco. Ad ogni colore corrisponde una lastra; la sovrapposizione della loro stampa crea il risultato finale. Le lastre vengono disegnate con le apposite matite o con gessetti molto grassi e graduati, sempre in nero. L'acido agisce sulle parti disegnate, dove si deposita poi l'inchiostro. 
Ho eseguito litografie complesse, anche fino a dieci colori. Per un lavoro ben fatto, la tiratura va seguita lastra per lastra, provando e aggiustando il tono e la distribuzione del colore. 
Il numero delle copie varia: in genere non più di cento o centoventi numerate, più alcune con numerazione romana o alfabetica, di solito destinate personalmente al committente o ai critici. All'autore vanno le "prove d'artista": un massimo di venticinque per ogni tiratura.

 
Provenza, particolare